Museo, Comunità e Partecipazione
— Valentina Pirisi
Sito:
— Museo MAN e Centro Diurno CSM, Nuoro
Progetto di mediazione sviluppato presso il Museo MAN di Nuoro con il Centro diurno di salute mentale.
Attraverso sessioni partecipative, i partecipanti hanno esplorato il rapporto tra arte e comunità, riflettendo su inclusione e cultura. L'iniziativa è culminata in un evento interattivo in cui il pubblico ha contribuito a un'opera collettiva, promuovendo il dialogo e la partecipazione nello spazio museale.
Ricerca teorico-pratica, inserita nella tipologia «elaborazione, messa in pratica e analisi di progetto», realizzata nel 2024 presso il Museo MAN di Nuoro in collaborazione con il Centro Diurno di salute mentale, presentato presso il Consorzio dei Musei e Università di Valencia, in Spagna, come lavoro di fine master per il programma sperimentale in mediazione ed educazione attraverso l’arte, 5a edizione, PERMEA.
«Museo, comunità e partecipazione» analizza le tensioni presenti nel campo della mediazione comunitaria in merito ai processi inclusivi, alla partecipazione attiva e alla collaborazione tra diverse entità. Specialmente analizza i limiti, le potenzialità e le problematiche emerse nella pratica di mediazione in termini di inclusione nel contesto di questo museo e di questa collaborazione.
Il museo come dispositivo di controllo civico e come spazio di dialogo e riflessione critica; limiti e contraddizioni delle pratiche inclusive
Il progetto si articola in sette incontri, a cui si aggiungono due giornate dedicate all’evento aperto alla cittadinanza. Il gruppo partecipa con costanza ed è composto, a ogni incontro, da quattro o sei utenti; ad ogni sessione sono presenti due o tre operatrici del Centro Diurno e una o due educatrici del dipartimento educativo del MAN. I riferimenti teorici che guidano la ricerca sono: il museo come dispositivo di controllo civico contrapposto al museo come spazio di dialogo e riflessione critica; l’inclusione dei diversi pubblici e l’ambiguità tra pratiche partecipative e sguardi paternalistici degli attori culturali; le metodologie del processo comunitario come strumenti di mediazione e impatto sociale. Al fine di analizzare il processo svolto e valutare i punti di forza e di debolezza della pratica di mediazione, propongo una serie di interviste alle persone coinvolte, tra cui gli utenti e le educatrici del Centro Diurno, la direttrice artistica del museo, le educatrici museali e il personale della reception. Realizzo quindi un’analisi incrociata dei contenuti delle interviste, di alcuni aspetti del diario di campo da me redatto e dei temi chiave del quadro teorico.
La struttura formale del lavoro è suddivisa in dieci sezioni: introduzione, metodologia, obiettivi, quadro teorico, caso di studio, conclusioni, bibliografia, elenco delle immagini, delle tabelle, delle abbreviazioni e allegati. Dopo aver definito gli obiettivi del progetto e spiegato la metodologia utilizzata per realizzarlo, nel capitolo dedicato al quadro teorico elaboro alcuni dei testi di pensatori e autrici che hanno affrontato temi relativi al museo e al territorio, all’accessibilità e all’inclusione, e alla metodologia del processo comunitario. In questa fase della ricerca, cerco di individuare i punti critici affrontati dall’istituzione nel suo percorso dagli anni Settanta fino a oggi. Successivamente, affronto i temi dell’inclusione e dell’accessibilità, analizzando i limiti e le sfide che emergono dalle azioni culturali, come il paternalismo ed essenzialismo impliciti nel tentativo di offrire esperienze culturali a pubblici diversi e nella sperimentazione di pratiche partecipative. Infine, affronto le questioni del processo comunitario come modello di azione collettiva e di impatto sociale, cercando anche in questo caso di evidenziare le contraddizioni e i limiti che caratterizzano il lavoro di mediazione, come ad esempio il contrasto tra le posizioni gerarchiche delle entità coinvolte nel processo e le conseguenze che ne derivano nelle dinamiche di potere.
Il secondo capitolo è dedicato alla descrizione e all’analisi della pratica situata che ho realizzato presso il Museo MAN, in collaborazione con il Centro Diurno. Dopo un’analisi descrittiva in cui identifico gli aspetti chiave delle sessioni, cerco di metterli in dialogo con le criticità evidenziate nel quadro teorico. In conclusione, sottolineo gli aspetti trasversali della proposta e menziono gli elementi che hanno funzionato o meno, le tensioni emerse, i limiti, le potenzialità e le problematiche che le pratiche di mediazione presentano in termini di inclusione, nel contesto di questo museo e di questa collaborazione. Infine, offro un’interpretazione personale di ciò che ho imparato durante il processo, sia nel lavoro con le persone, sia nel modo di analizzarlo.

